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Agli inizi della
terapia trasfusionale, il sangue veniva prelevato in flaconi di
vetro e trasfuso al paziente senza essere separato nei suoi
componenti principali (globuli rossi, plasma e piastrine)
indipendentemente dalla patologia di cui il paziente era
affetto. In questo modo si determinava uno spreco degli
emocomponenti di cui il paziente non necessitava. Nacque così
l'esigenza di separare il sangue; la moderna terapia
trasfusionale, infatti, utilizza solo il componente che serve e
risparmia gli altri (i globuli rossi per le anemie, il plasma
per i deficit dei fattori della coagulazione (CID) e le
piastrine in caso di carenza di piastrine). La separazione dei
tre componenti ematici può essere eseguita in due modi:
Nelle normali
donazioni il sangue (circa 450 ml) viene raccolto in sacche
quadruple di plastica speciale e tramite centrifugazione,
vengono separati i tre componenti principali che sono i globuli
rossi, il plasma e le piastrine. Questo è il metodo classico di
ottenimento dei tre componenti che vengono conservati e
utilizzati quando servono: le emazie concentrate a 4°C per 42
giorni, il plasma congelato a - 80° C per 6 mesi, le piastrine a
20° per 5 giorni. Le piastrine ottenute in questo modo non sono
molte in quanto un paziente emorragico può avere bisogno di
dieci sacche al giorno, cioè di dieci donatori al giorno: per
questa ragione nacque l'esigenza di poter prelevare, da un
singolo donatore, grandi quantità di piastrine tramite i
separatori cellulari.
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